Datalytics Digital News è la rubrica settimanale che propone le principali notizie in ambito digital, social media e web marketing. Il recap di questa settimana è interamente dedicato alle novità dal mondo social, un focus pensato per fare il punto nell’universo delle piattaforme di sharing. Nella puntata Social News del 19 Giugno 2020:

  • Twitter, arrivano i messaggi vocali
  • Instagram supera Twitter sulle notizie?
  • Facebook contro Trump
  • Come funziona l’algoritmo di TikTok
  • LinkedIn, le mosse anti-razzismo

Twitter come WhatsApp: arrivano i vocali

Ennesima novità in casa Twitter, che appena qualche settimana fa ha introdotto i Fleets – l’equivalente delle Stories di Instagram – e ora introduce i messaggi vocali, proprio come quelli tanto amati (o odiati) su WhatsApp. Arrivano così i tweet vocali, semplici registrazioni audio fatte tramite l’app di Twitter ed incorporate nel testo del tweet. Per il momento il social network di Jack Dorsey ha pubblicato alcuni messaggi che anticipano l’arrivo della funzione per una serie di utenti selezionati, ma solo su dispositivi mobili con sistema iOS.

Attenzione: può contenere un fastidioso cinguettio

“Stiamo testando una nuova funzionalità che aggiungerà un tocco più umano al modo in cui usate Twitter, la vostra vera voce“, come hanno dichiarato Maya Patterson e Rémy Bourgoin, rispettivamente staff product designer e senior software engineer dell’ex-piattaforma in 140 caratteri. I messaggi audio potranno durare fino ad un massimo di 2 minuti e 20 secondi, appunto 140 secondi totali. Passati i 140 secondi, Twitter procederà in automatico a formare un secondo tweet vocale (pare) fino ad un massimo di 25 tweet vocali, circa 30 minuti di audio.

Instagram sarà la principale fonte social di notizie?

marketing news

All’inizio era solo una nuova piattaforma social che permetteva agli utenti di applicare strani filtri alle proprie fotografie. Nel mezzo, il passaggio nelle mani di Facebook. Instagram è ora un social “completo”, perché è diventato una fonte di condivisione di contenuti, storie e pubblicità (lato brand). E quindi, da un luogo deputato allo svago ed al faceto, la piattaforma di Menlo Park è ora anche un centro di informazione e disinformazione. Secondo il rapporto 2020 sulle notizie e media digitali pubblicato dal Reuters Institute, l’uso di Instagram per la fruizione delle notizie è raddoppiato dal 2018 e non accenna a rallentare, tanto che si ipotizza possa superare Twitter per la condivisione di contenuti di informazione e politica nel 2021. Una previsione che potrebbe infliggere al tecno-fringuello un colpo mortale, visto che è sempre stato visto (almeno) come il social più efficace per la fruizione di news in tempo reale. Instagram è ora utilizzato – sempre secondo il Reuters Institute – da oltre il 30% delle persone coinvolte dallo studio, e da oltre il 60% dei minori di 25 anni. L’11% lo usa per le notizie, cosa che lo pone solo un punto dietro Twitter.

Anche Facebook contro Trump

Facebook ha rimosso un post a pagamento pubblicato dal comitato elettorale di Donald Trump perché contenente un triangolo rosso rovesciato, molto simile al simbolo utilizzato dai nazisti nei campi di concentramento a partire dagli anni ’30 per indicare i prigionieri politici. La pagina di Trump ha quindi violato le policy di Facebook sull’odio organizzato, che vietano di diffondere sulla piattaforma immagini o simboli usati da “organizzazioni illegali che promuovono l’odio per identificare i prigionieri politici, senza indicarne il contesto o condannarne l’utilizzo”. Nel post sponsorizzato dalla campagna di Trump si accusano le organizzazioni Antifa di essere “pericolosi gruppi di estrema sinistra che stanno devastando le nostre città” e il triangolo, stando a quanto dichiarato dal portavoce Tim Murtaugh, avrebbe dovuto rappresentare proprio gli estremisti di sinistra che sono diventati la sua nuova ossessione.

“Il comitato elettorale di Trump ha utilizzato un simbolo praticamente identico a quello usato dal regime nazista. Imploriamo al comitato elettorale di conoscere e familiarizzare con il contesto storico prima di diffondere messaggi di questo tipo”, ha spiegato Jonathan Greenblatt, amministratore delegato dell’Anti-Defamation League. Con questo intervento, anche Facebook – che prima è stato accusato dai suoi stessi dipendenti di essere troppo morbido nei confronti dei personaggi politici e dei loro post – si inserisce in quella che è ormai una vera e propria battaglia digitale tra il Presidente USA e i social media, da Twitter a YouTube.

TikTok, luci sull’algoritmo

Tra le caratteristiche più apprezzate in TikTok, il suo algoritmo di selezione dei video che propone ad ogni utente un flusso di clip diverso e dunque costruito ad hoc in base ai gusti ed alle preferenze degli iscritti alla piattaforma. Gli stessi sviluppatori di TikTok sono sempre stati piuttosto restii a parlare di questo algoritmo, ma negli ultimi giorni hanno deciso di pubblicare un lungo intervento che spiega meglio come funziona la famosa sezione PER TE dell’app social del momento.

In sostanza, gli algoritmi che personalizzano la sezione PER TE di TikTok utilizzano come indizio il comportamento dei singoli utenti all’interno dell’app. Ogni azione rappresenta un elemento che può aiutare il sistema a comprendere meglio i gusti di chi sta davanti allo schermo. Apprezzare un video, commentarlo, apprezzare un commento o seguire un nuovo utente sono tutti segnali che TikTok interpreta come interesse nei confronti del contenuto con il quale si interagisce.

Anche la quantità di tempo spesa guardando un video aiuta gli algoritmi: terminare la visione di una clip o addirittura restare a guardarla a ripetizione ad esempio è diverso dallo scorrere velocemente per passare oltre. Andare alla ricerca della sorgente audio per il software rappresenta una manifestazione di interesse per quella determinata tipologia di contenuti, così come seguire o cercare un particolare hashtag.

LinkedIn, in campo contro il razzismo

A pochi giorni dalla sua nuova avventura di CEO di LinkedIn, Ryan Roslansky si è trovato a presiedere un importante e critico incontro virtuale, rivolto allo staff e organizzato dalla stessa LinkedIn per discutere di un argomento attuale come quello del razzismo, dopo la morte di George Floyd a Minneaopolis. Nella chat anonima dell’evento organizzato da LinkedIn sono comparsi diversi messaggi denigratori contro il movimento Black Lives Matter, nonché contro le iniziative messe in campo dalla piattaforma a favore della diversità.

Con un post firmato in prima persona sul blog ufficiale di LinkedIn, Roslansky ha confermato quanto avvenuto: 9.000 dipendenti connessi all’incontro, 3.500 commenti, 200 domande poste e qualche intervento che conferma come nemmeno la rete professionale sia immune da pregiudizi e discriminazioni di stampo razziale.

Sfortunatamente, un numero esiguo di commenti offensivi ha confermato quanto duro lavoro ancora ci sia da fare.

Nella comunicazione rivolta dal CEO ai dipendenti la volontà di non rendere più disponibile in futuro la possibilità di inviare messaggi anonimi nel corso dei meeting, così come sulla piattaforma agli utenti è chiesto di manifestare la loro reale identità in ogni post, contenuto o commento pubblicato.

Non siamo e non saremo un’azienda o una piattaforma dove razzismo e hate speech sono permessi.

E’ tutto per questa puntata di Datalytics Social News: restate aggiornati iscrivendovi alla nostra newsletter!

Ottieni maggiori informazioni sulle nostre soluzioni di Customer Engagement e Data Visualization, scarica ora il Company Profile

‌‌

Grazie, tra poco potrai scaricare il company profile