#DigitalCoffee è la nuova rubrica pensata per offrire uno spazio (virtuale) ai protagonisti della nuova digital economy, dai singoli professionisti all’universo di aziende e startup. Un format di brevi chiacchierate pensato per essere sintetico – il tempo di un caffè, magari lungo – che vuole affrontare i grandi temi dell’innovazione insieme a manager, esperti, makers. Perché nessuno meglio degli innovatori può raccontare l’innovazione che ci aspetta.

#DigitalCoffee è un esperimento sul nostro blog, ed ospiterà chiunque abbia voglia di chiacchierare con noi dei temi più disparati, dal lavoro alle nuove tecnologie. Il format è aperto a tutti, come al tavolino di un bar. Non ci sarà una data fissa di uscita, ma ci sarà una nuova puntata appena nascerà una nuova discussione interessante per i temi della digital economy.

In questa nuova puntata: Chiara Loreti, Communication Specialist di Datalytics, prende un caffè con Gabriele Saluci, CEO e Founder di Sto Gran Tour.

Gabriele, il tuo profilo LinkedIn dice di te: regista e conduttore di Kilimangiaro, celebre programma televisivo di Rai3, e CEO e Founder di Sto Gran Tour, una realtà che unisce tutte le caratteristiche di una Casa di Produzione Cinematografica ed Agenzia Creativa, alle attività di un Tour Operator. Laureato in Comunicazione Interculturale presso l’Università degli Studi di Torino. Chi è Gabriele Saluci e come è arrivato – professionalmente e umanamente – a questa nostra chiacchierata virtuale?

Ciao a tutti!
Rileggendo queste cose da Linkedin crederei di avere 60 anni, ma averne 30 e sapere di avere ancora un sacco di tempo per fare tanta altra roba, beh, che figata.

Tutto è iniziato quando a 21 anni ho preso una bicicletta per raggiungere e girare l’Islanda: ero da solo e ho capito che il mio futuro era la narrativa di viaggio. Col senno del poi è stata la svolta: scoprire se stessi e capire cosa si vuole è la cosa più difficile, tutto il resto viene da sé. La mia fortuna è stato comprenderlo da giovane. 

Intervista a Gabriele Saluci


Sono passati 10 anni, adesso ho un’azienda stupenda, un programma in TV, una squadra di ragazzi invidiabile e faccio sempre un sacco di cose che mi piacciono. Ovvio, ci vogliono anche un’enorme passione, macinare esperienza e un po’ di pellaccia.

Non posso fare a meno di iniziare con una domanda relativa al tuo viaggio (reale e metaforico) con Kilimangiaro. Molti lo considerano il lavoro dei sogni: viaggiare per vivere. Parlaci della tua esperienza in televisione e del tuo grande successo sui social. Ti definisci un “travel influencer”?

Penso che in questi anni la parola abbia preso una strana piega. Ormai tanti profili sui social superano abbondantemente le centinaia di “k”. Si è creato un mondo di sponsorizzazioni, regali e contenuti un po’ plastici, come se tutto il mondo social fosse solo un’enorme pubblicità. Se è in questo senso, no.

Intervista a Gabriele Saluci: travel influencer

Posso definirmi travel influencer, ma di quelli con la vecchia concezione romantica del viaggiare, raccontare storie e (si spera) emozionare.  Essere influencer è un lavoro a tempo pieno e io in questa prima fase della mia carriera ho preferito concentrarmi su altri obiettivi, tra cui migliorare il mio lavoro narrativo e dedicarmi a tempo pieno all’avvio di un’azienda. Tra l’altro, gestire delle produzioni televisive – e siamo arrivati a oltre 20 episodi l’anno – tra coordinamento, studio, produzione, seguire il montaggio e spesso montare, post-produzione… mi ha assorbito totalmente.

Non è stato un male, anzi. Lavorare all’interno di Kilimangiaro in questi anni è stato davvero formativo, sia a livello artistico che professionale. Ho avuto l’enorme fortuna di poter raccontare delle storie incredibili in giro per il mondo, molti temi politici, sociali, di attualità e progetti interessanti con importanti organizzazioni – come UNHCR, con la quale abbiamo raccontato le realtà dei profughi siriani in Libano e Giordania. 

Insomma, sono stato tra i primi influencer, poi ho abbandonato i social per concentrarmi su altri mezzi e livelli, ma ora spero di tornare, portando la mia esperienza ed energia su questi canali che comunque trovo un mezzo potentissimo.

Parliamo della seconda grande direttrice del tuo profilo professionale: come ti sei avvicinato al mondo della regia? Hai frequentato qualche scuola o accademia? Come è nata la passione per la televisione e il cinema?

No, nessuna scuola. Magari mi avrebbe fatto bene, ma sicuramente mi ha dato quella libertà espressiva fuori dagli schemi. L’obiettivo di fare TV – o di fare lo storyteller in generale – è entrare nel cuore delle persone: ci si riesce oppure no, questo è un dato di fatto. Tutto il resto sono arzigogoli accademici. 

Forse mancava una figura in tv che raccontasse il viaggio per com’è: una serie di eventi un po’ random e senza trucco. E questo lo si vede dai documentari, sempre molto semplici dal punto di vista di produzione: con un paio di reflex abbiamo tirato su circa 900 minuti di trasmissione, oltre 14 ore di contenuti televisivi.

Perfino io non ci credo a volte, ma è stata una bella avventura: ho avuto modo di iniziare a far cose che altrimenti non avrei fatto adesso, tra cui viaggiare con un Car Rapide, in tuk tuk, attraversare interi continenti in fuoristrada. Ma soprattutto, vivere esperienze e fare incontri fuori dal comune.

Gabriele Saluci regista per Kilimangiaro

Con questa domanda mi aggancio alla tua seconda grande attività: Sto Gran Tour. Ti piace definire la tua impresa come la prima Travel BOOM Factory. In effetti, si tratta di un concept davvero unico nel panorama italiano. Ti va di raccontarci qualcosa in più?

Sto Gran Tour, che bel nome…  Tra tutto quello che potremmo fare, il nome è la cosa più rappresentativa, vediamo se nel tempo di questo caffé riesco a spiegarlo.

L’abbiamo definita una Travel BOOM Factory perché è un mondo frizzante: si parte dalla nostra scoperta del mondo – per i documentari in televisione o su Amazon – per ciò che scriviamo e raccontiamo, per come lo comunichiamo, ma poi portiamo anche il pubblico in giro per il mondo, per vivere le stesse avventure. È la prima volta che succede.

Intervista a Gabriele Saluci: Sto Gran Tour


I viaggi organizzati danno sempre quell’idea un po’ plastica, in cui il cliente sembra una merce di scambio, che viene caricato su un bus o un van e in maniera passiva assorbe il viaggio, a volte senza rendersi bene conto. Non tutti lavorano così eh, ci sono tante realtà che lavorano bene, però noi di Sto Gran Tour volevamo fare una cosa diversa e forse ancor di più: rendere protagonista chi ci segue. 

Sto Gran Tour 2

Noi per primi facciamo grandi viaggi avventura, per cui volevamo dare la possibilità a tutti di poter attraversare, guidando, un tuk tuk in Sri Lanka, oppure la Namibia con dei fuoristrada giganti… Insomma, creare dei veri equipaggi che Viaggiano, non che “sono viaggiati”.

Ovviamente le avventure sono adatte a tutti, anche a chi non ha mai viaggiato. Per noi l’importante è lo spirito, noi siamo solo le guide (non nel senso turistico del termine) dell’esperienza. Non so, la nostra grafica dovrebbe dimostrarlo. Quando mai un Tour Operator ha un elefante che esce da una banana?

Come hai vissuto lo scorso 2020?  Rivelaci come sei riuscito ad orchestrare tutti i tuoi progetti aventi come denominatore comune il viaggio.

Il 2020 è stato un gran bell’anno:
abbiamo avuto un calo drastico del fatturato, tutti i ragazzi in cassa integrazione e tantissimi grattacapi logistici tra produzioni video e i tour organizzati. Oltre alle varie incertezze e vedere il mondo in tragedia. 

Tutto questo è successo nel periodo di esplosione del nostro progetto, eppure…

Dal punto di vista lavorativo, a noi e al team ha fatto bene. La nostra è un’azienda particolare, nata in viaggio dal quale è esploso il lavoro. Un anno di stop forzato ci ha permesso di mettere insieme tutti i pezzi che avevamo ancora in disordine, di terminare il sito e di rinforzare la struttura amministrativa e logistica. Adesso siamo una macchina perfetta.

La cosa rassicurante è che la domanda per i viaggi è triplicata. Siamo passati dai circa 600 viaggiatori del 2020, agli oltre 2000 del 2021.  Non importa se alla fine riusciremo a partire, però vedere tutto questo entusiasmo per un progetto in divenire ci riempie di forza.

Intervista a Gabriele Saluci: Sto Gran Tour 3


Ovviamente non abbiamo né viaggiato né creato documentari… ma dopo 6 anni di viaggio no-stop, beh, forse, in fondo ci voleva per poter fare ancora di più.

Che programmi hai per il 2021?

Sai quando giravano quelle pubblicità delle scuole a pagamento per recuperare le bocciature? Ecco, il 2021 sarà “due anni in uno”. Dobbiamo recuperare un anno, vivere due volte. Se non sarà così, beh, ci aspetta il 2022. 

Grazie Gabriele, ci ritroviamo nel digitale!

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