Datalytics Digital News è la rubrica settimanale che propone le principali notizie in ambito digital, social media e web marketing. Il recap curato dal nostro CMO Mauro Vecchio permette di fare il punto sugli eventi più significativi della settimana. Nella puntata di Digital & Marketing News del 08 Giugno 2020:

  • Airbnb, primi risvegli per il turismo nazionale
  • L’Europa aiuta le startup contro il COVID-19
  • Amazon per il movimento Black Lives Matter
  • Trump vs social media, gli aggiornamenti
  • LinkedIn, retargeting per le visualizzazioni video

Airbnb, la crescita dei viaggi nazionali

digital news

Dalla fine del lockdown alla riapertura parziale delle frontiere, il turismo (per ora) nazionale ha iniziato lentamente a risollevarsi, dopo che l’epidemia da COVID-19 ha inferto a tutto il settore turistico mondiale un colpo durissimo. Di Airbnb abbiamo già parlato diverse volte in questa rubrica, costretta da una parte a reinventarsi con il formato delle digital experience o dello smart-working, dall’altro a fare i conti con un drastico taglio della forza lavoro. Nel corso di una nuova intervista a Bloomberg, il CEO di Airbnb Brian Chesky ha ora annunciato che, almeno negli Stati Uniti tra il 17 maggio e il 3 giugno è stato registrato un volume di prenotazioni superiore rispetto a quello dello stesso periodo nel corso del 2019.

Le persone che sono rimaste bloccate nelle loro case per diversi mesi ora vogliono uscire: questo è molto, molto chiaro. Però, non necessariamente sono disposte a salire su un aereo e non si sentono ancora a loro agio con l’idea di lasciare il proprio paese.

Un simile trend di crescita è emerso, secondo Airbnb, anche in paesi come Germania, Portogallo, Corea del Sud e Nuova Zelanda, ma sempre per viaggi all’interno dei confini nazionali. E’ una prima, incoraggiante tendenza positiva per il turismo, anche se rimangono le previsioni fosche per il 2020 che dovrebbe chiudersi con un 50% in meno in entrata rispetto al 2019.

UE, nuovi fondi per le startup anti-COVID

Un nuovo progetto di accelerazione promosso dall’European Innovation Council (EIC), supportato all’interno del Programma Horizon 2020 della Commissione Europea per aggiungere altri 314 milioni di euro a sostegno di startup innovative impegnate nella lotta al nuovo Coronavirus. All’interno di un PDF diramato da Bruxelles, sono 36 le imprese selezionate per ricevere il fondo multi-milionario, da investire in diverse aree – dalla logistica alle tecnologie – sui principali temi legati alla pandemia in corso.

L’enorme talento e le idee rivoluzionarie delle imprese innovative europee ci fanno ben sperare – ha affermato Mariya Gabriel, Commissaria responsabile per l’Innovazione, la ricerca, la cultura, l’istruzione e i giovani – Il nostro maggiore sostegno al Consiglio europeo per l’innovazione ne libererà il potenziale, permettendoci così di affrontare meglio il coronavirus e sostenere la ripresa. Il CEI ha risposto rapidamente alla crisi causata dal coronavirus e ha dimostrato l’agilità e l’efficacia dei finanziamenti dell’UE

Tra i progetti selezionati, tre sono relativi al tema del testing, ventidue su quello della cura e cinque sul tema della prevenzione. Le aziende selezionate (ognuna delle quali accreditata con cifre da 1 a 2,5 milioni di euro) provengono a 16 nazioni UE, con l’aggiunta del Regno Unito, dopo oltre 4000 proposte ricevute. Nessuna delle startup è italiana, un’occasione persa dal nostro Paese che evidentemente non ha saputo (o voluto?) convincere l’Europa sulla bontà dei propri progetti per la lotta al COVID-19.

Amazon (e Bezos) per Black Lives Matter

Sono diverse le iniziative messe in atto dal colosso Amazon per supportare il movimento Black Lives Matter, tornato prepotentemente alla ribalta delle cronache internazionali dopo la morte di George Floyd per mano di un poliziotto a Minneapolis. In un recente post pubblicato sul blog aziendale, Amazon ha innanzitutto annunciato una sostanziosa donazione – 10 milioni di dollari – per una serie di associazioni statunitensi impegnate a favore di giustizia ed equità per i cittadini di colore. “Il trattamento iniquo e brutale dei neri e degli afroamericani è inaccettabile”, si legge all’inizio del post di Amazon, che ha inoltre pubblicato la lista delle fondazioni che beneficeranno della donazione, tra queste ACLU, Black Lives Matter, NAACP.

Amazon ha inoltre pubblicato uno sfondo nero sul proprio sito rimarcando la solidarietà nei confronti della Black community statunitense. Lo stesso Jeff Bezos è intervenuto in prima persona rispondendo ad un utente di nome Macy che ha scritto:

È alquanto disturbante arrivare sul sito di Amazon e vedere “BLACK LIVES MATTER”. Voi fornite un servizio a molti milioni di persone. Inclusi me e il resto della mia famiglia, per le nostre esigenze di business e gli acquisti personali. Sostengo la libertà di espressione di ognuno e la possibilità di manifestare per ciò in cui si crede, ma quanto la vostra azienda mette in evidenza sul sito è davvero offensivo nei miei confronti e sono certa che sentirete lo stesso da altri. ALL LIVES MATTER! E se non fosse per tutte quelle vite a cui a vostra azienda fornisce il proprio servizio, cosa sarebbe oggi Amazon?

Questa la risposta di Bezos su Instagram:

No Macy, devo dissentire. “Black lives matter” non significa che le altre vite non hanno significato. Black lives matter parla di razzismo e del rischio sproporzionato che i neri affrontano nei nostri sistemi rispetto a forze dell’ordine e giustizia. Ho un figlio di vent’anni e semplicemente non mi devo preoccupare che venga soffocato fino alla morte se mai un giorno dovesse essere detenuto. Non è qualcosa di cui mi devo preoccupare. I genitori dei ragazzi neri non possono dire altrettanto. Nulla di questo intende ignorare o minimizzare le reali preoccupazioni che tu o chiunque altro potreste avere nella vita, ma voglio si conosca il mio supporto a questo movimento che si sta manifestando tutto intorno a noi, la mia posizione non cambierà. I miei sinceri migliori auguri, Jeff.

Trump, continua la battaglia social

Un post su George Floyd pubblicato dalla campagna per la rielezione di Donald Trump è stato rimosso da Instagram, Facebook e Twitter perché in violazione del Digital Millennium Copyright Act (DMCA), la legge statunitense sul diritto d’autore in versione digitale. Non è chiaro quale immagine abbia provocato la denuncia e la successiva rimozione, ma l’avvocato californiano Sam Koolaq ha riferito a Politico che il suo studio ha presentato istanza di rimozione per violazione di copyright ai principali social media (tra cui anche YouTube).

Trump ha ovviamente criticato la rimozione da parte di Twitter, accusata ancora di “stare lottando duramente per la Sinistra Democratica Radicale”. Accusa rispedita al mittente da Jack Dorsey: “Non è vero e non è illegale. È stato rimosso perché abbiamo ricevuto una denuncia dal detentore del copyright”.

Facebook ha confermato di aver rimosso il post dopo il reclamo del creatore sul copyright: “Le organizzazioni che utilizzano opere originali condivise su Instagram devono avere il diritto di farlo”, ha spiegato il social network in una dichiarazione.

Il video, dalla durata di 3 minuti e 45 secondi, è stato anche caricato sul canale YouTube di Trump e sulla pagina Facebook della sua campagna. Ha raccolto più di 1,4 milioni di visualizzazioni su YouTube e Facebook insieme. Ma sulla piattaforma di Google non è stato rimosso: sarebbe una versione diversa da quello postato sui social e privo del contenuto identificato nella denuncia di copyright.

L’azienda guidata da Mark Zuckerberg è finita al centro delle polemiche dopo una lettera aperta firmata da numerosi ex-dipendenti, non esattamente entusiasti dopo le dichiarazioni dello stesso Zuckerberg sul rapporto tra social media, fact checking e libertà di espressione.

La leadership di Facebook deve riconsiderare le sue policy in merito ai discorsi politici, iniziando con l’eseguire il fact checking degli esponenti ed etichettando in modo esplicito i post dannosi. Come impiegati della prima ora nei team di tutta l’azienda abbiamo redatto gli originali Standard della Community, contribuendo al codice di prodotti che hanno dato voce alle persone e agli esponenti pubblici, aiutando a creare una cultura aziendale incentrata su connessione e libertà di espressione.

Siamo cresciuti in Facebook, ma non ci appartiene più.

La Facebook a cui ci siamo uniti realizzava prodotti per dare potere alle persone e policy per proteggerle. L’obiettivo era consentire la massima libertà d’espressione possibile a meno che questo non comportasse un danno esplicito. Spesso ci siamo trovati in disaccordo, ma tutti abbiamo capito che proteggere le persone era la cosa giusta da fare. Ora sembra che questo impegno sia venuto meno. Non lavoriamo più su Facebook, ma non lo rinneghiamo. Al tempo stesso però non lo riconosciamo più. Siamo ancora orgogliosi di ciò che abbiamo costruito, grati per l’opportunità e speranzosi per la forza positiva che può diventare. Ciò però non significa dover restare in silenzio. Abbiamo infatti la responsabilità di farci sentire.

LinkedIn introduce il retargeting per i video

LinkedIn lancia due nuove funzionalità per rafforzare la sua importanza per le aziende e potenziare la sua piattaforma di advertising. Entro la fine di questo mese, i marketers potranno lanciare campagne specifiche di retargeting per tutti quelli che hanno guardato almeno il 75% di un video, o che hanno cliccato o interagito con un modulo di Lead Generation. Stando ai test effettuati da LinkedIn, il tasso di conversione sui moduli di Lead Generation – tramite retargeting – è aumentato di 2-3 volte.

E’ tutto per questa puntata di Datalytics Digital & Marketing News: restate aggiornati iscrivendovi alla nostra newsletter!

Ottieni maggiori informazioni sulle nostre soluzioni di Customer Engagement e Data Visualization, scarica ora il Company Profile

‌‌

Grazie, tra poco potrai scaricare il company profile