Datalytics Digital & Marketing News è la rubrica settimanale che propone le principali notizie in ambito digital, social media e web marketing. Il recap curato dagli editor di Datalytics permette di fare il punto sugli eventi più significativi della settimana. Nella puntata di Digital & Marketing News del 6 Maggio 2020:

  • Airbnb pronta all’impatto COVID-19
  • StopCOVID: l’app francese da inizi giugno
  • Tim Bray lascia (e critica) Amazon
  • Tesla sarà un fornitore di energia?
  • Intel compra Moovit

Airbnb, tra licenziamenti e ripartenza

Ovviamente tra le aziende nei settori più colpiti dalla crisi pandemica, il colosso californiano Airbnb lotta per ripartire. E lo fa innanzitutto licenziando. Brian Chesky, amministratore delegato e co-fondatore della popolare piattaforma per gli affitti a breve termine, ha annunciato che 1.900 dei 7.500 dipendenti dell’azienda saranno lasciati a casa. L’11 maggio sarà il loro ultimo giorno di lavoro. Chesky ha detto: «Le previsioni per quest’anno dicono che i guadagni saranno meno della metà di quelli del 2019». I licenziamenti riguarderanno dipendenti di diversi paesi: quelli americani riceveranno una buonuscita di 14 settimane di stipendio con l’aggiunta di una settimana di stipendio per ogni anno lavorato da Airbnb; riceveranno anche dodici mesi di assicurazione sanitaria.

Eppure la stessa Airbnb aveva comunicato agli inizi di aprile la raccolta di 1 miliardo di dollari da due nuovi investitori, ovvero il gigante del private equity Silver Lake e la società di investimento Sixth Street Partners. Un finanziamento basato su un misto di debito ed equity, “nuove risorse che sosterranno il lavoro di Airbnb per investire nel lungo termine”. Va però ricordato che l’azienda ha già accantonato 250 milioni di dollari per fare fronte alle spese dei proprietari degli appartamenti in locazione, prevedendo un rimborso fino al 25% dell’importo pattuito nell’ambito del regolamento relativo alle disdette. Un modo, questo, per rispondere alle proteste dei proprietari di appartamenti che si sono visti chiamati al rimborso completo delle prenotazioni fra 14 marzo e 31 maggio.

Gli stessi host stanno diventando per il momento delle fonti di idee di business alternative per immaginare nuovamente il futuro dell’azienda: in Italia, un host romano ha iniziato ad affittare i suoi spazi domestici non più per il turismo, bensì per lo smart working. Quindi trasformando casa in una sorta di coworking per pochi intimi (e col rispetto delle distanze). Sempre in Italia, Airbnb ha lanciato una sezione dedicata alle esperienze digitali: l’utente può quindi collegarsi tramite Zoom e partecipare a sessioni di yoga, disegno, cucina, meditazione, musica, danza e altre attività, tenute da host in tutto il mondo. Il portale permette anche agli utenti di “reinventarsi” host di esperienze digitali, avviando la procedura di invio di una proposta.

Ma, in fondo, Airbnb guarda anche avanti, con ottimismo, a un futuro dove si potrà di nuovo viaggiare. E si attrezza di conseguenza: il portale online ha varato dei nuovi protocolli di pulizia validi a partire dal mese di maggio, tra cui la possibilità, per l’host, di lasciare l’alloggio vuoto per 24 ore tra una prenotazione e l’altra, in modo da garantire le operazioni di sanificazione. “Il nuovo protocollo è un programma per supportare gli host e gli ospiti nel prossimo futuro, non appena le restrizioni relative agli spostamenti e ai viaggi saranno ammorbidite. Le linee guida non sostituiscono le norme locali e le disposizioni emesse localmente dalle autorità governative o sanitarie. Stiamo lavorando con esperti nel mondo della salute e dell’igiene per permettere a host e ospiti di offrire, gestire e godere di alloggi più puliti”. Ci sarà però da capire quanto impatterà sul prezzo finale al viaggiatore questa “sanificazione”, dal momento che i prezzi delle ditte sono attualmente molto alti – devono comunque prevedere anche una indennità di rischio – e non è chiaro ancora se queste operazioni saranno a carico di Airbnb, dell’host o del guest. Probabilmente tutti e tre.

StopCOVID, la Francia prepara il contact tracing

Accelerata francese per il lancio di stopCOVID, l’app di contact tracing dovrebbe essere pronta per gli inizi di giugno come annunciato da Cédric O, ministro responsabile per il digitale. Mentre in Italia ancora si attende di capire quando verrà lanciata Immuni, la Francia ha già inaugurato la fase di test e, stando alla roadmap indicata dal governo, l’app dovrebbe essere lanciata – e scaricata almeno dal 60% della popolazione per risultare efficace – nella giornata del 2 giugno. Non mancano le polemiche: lo stesso ministro per il digitale ha bacchettato il gigante Apple, rea di non aver collaborato con il governo in particolare per il funzionamento della tecnologia Bluetooth sui dispositivi della linea iPhone.

Apple avrebbe potuto aiutarci nel far funzionare l’applicazione ancora meglio su iPhone. Non ha voluto farlo. Mi dispiace, considerando che ci troviamo in un momento in cui tutti si sono mobilitati per combattere l’epidemia e che un’azienda dai risultati economici molto buoni non collabora con un governo durante questa crisi.

Per l’app StopCOVID la Francia ha scelto un approccio “centralizzato alla gestione delle informazioni”, una decisione da più parti messa in discussione poiché ritenuta potenzialmente in grado di mostrare il fianco a rischi legati alla privacy.

Tim Bray lascia Amazon: cultura aziendale tossica

Tim Bray, uno dei vicepresidenti di Amazon, ha rassegnato le sue dimissioni a seguito dei licenziamenti di dipendenti accusati di aver sollevato preoccupazioni riguardo la sicurezza dei lavoratori durante la pandemia. In un post sul suo blog, lo stesso Bray ha scritto: “Rimanere un VP di Amazon avrebbe significato approvare delle azioni che disprezzavo. Così mi sono dimesso. I licenziamenti sono progettati per creare un clima di paura. E’ inaccettabile licenziare e denigrare i dipendenti che organizzano delle proteste perché preoccupati per la situazione lavorativa durante la pandemia”.

“Licenziare chi denuncia degli illeciti – continua Bray – non è solo un effetto collaterale delle forze macroeconomiche, né è intrinseco alla funzione dei mercati liberi. È la prova di una vena di tossicità che attraversa la cultura aziendale, e non voglio né servire né bere quel veleno. Con gli stipendi dell’high tech e le azioni che mi venivano date, licenziarmi probabilmente mi costerà oltre un milione di dollari (al lordo delle imposte), per non parlare del miglior lavoro che abbia mai avuto, lavorando con persone terribilmente brave. Quindi, sono piuttosto giù di morale”.

Amazon al momento non ha commentato la decisione dell’ex-vicepresidente. Alla fine dello scorso aprile, centinaia di lavoratori del colosso della distribuzione online avevano indetto un maxi-sciopero negli Stati Uniti per protestare contro le “insane” condizioni di lavoro all’interno dei magazzini.

UK, Tesla vuole diventare un fornitore di energia

L’inarrestabile Elon Musk è sempre più al centro dell’opinione pubblica in ambito tecnologico. Il proprietario della Tesla, infatti, vorrebbe entrare nel mercato dell’energia elettrica nel Regno Unito. Stando a quanto scrive il quotidiano inglese The Independent, il direttore delle vendite dei prodotti legati all’energia Tesla Evan Rise avrebbe firmato una regolare domanda alla OFGEM, l’autorità britannica competente. Con questa richiesta, la Tesla chiede alla Gas and Electricity Markets Authority l’autorizzazione a “generare elettricità”.

Ancora secondo l’Independent, Tesla ha già costruito in Australia la più grande batteria al litio del mondo. L’azienda statunitense potrebbe aver scelto questa mossa come viatico per lanciare nel Regno Unito il servizio Autobidder, che attraverso l’apprendimento automatico comunica alle altre aziende come monetizzare al meglio i propri asset nel settore delle batterie. Tesla ha inoltre sviluppato i progetti Powerback e Powerwall con batterie al litio ricaricabili, usate già in Galles e in alcune parti della Gran Bretagna.

Intel compra Moovit per 900 milioni di dollari

Intel Corporation ha ufficializzato l’acquisto di Moovit, una delle app per la mobilità urbana più utilizzata al mondo che combina informazioni dagli operatori di trasporto pubblico e delle autorità con informazioni aggiornate in ogni momento da parte degli utilizzatori, per offrire a chi viaggia un quadro real-time del migliore tragitto per la propria destinazione. Un’app colosso fondata a Tel Aviv, che oggi conta 800 milioni di utenti in 3100 città di 102 Paesi.

Per una cifra pari a circa 900 milioni di dollari, Moovit entra a far parte del mondo del gigante di Santa Clara, e contribuirà a portare Mobileye, la consociata israeliana di Intel Corporation che sviluppa auto a guida autonoma, sempre più vicino al proprio obiettivo di diventare un fornitore di mobilità completo, includendo anche servizi di robotaxi, che gli esperti stimano possa costituire un’opportunità da 160 miliardi di dollari entro il 2030.

“L’obiettivo di Intel è creare tecnologia in grado di cambiare il mondo, che possa migliorare le vite di tutte le persone sulla terra, e il nostro team Mobileye onora questo impegno ogni giorno – ha dichiarato Bob Swan, CEO di Intel – La tecnologia di Mobileye sta già migliorando la sicurezza di milioni di automobili in strada, e Moovit accelera la loro capacità, da azienda di mobilità completa, di rivoluzionare davvero il trasporto, riducendo gli ingorghi stradali e salvando le vite”.

Intel ha poi precisato: “Oggi Mobileye è il primo partner di soluzioni per l’automotive che rendono possibile lo sviluppo di sistemi avanzati di guida assistita (Adas) in circa 70 milioni di veicoli con più di 25 produttori di automobili partner. Moovit è un brand forte sul quale fanno affidamento centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Insieme, grazie alle estese capacità di Mobileye nelle tecnologie di mappatura e di guida autonoma, saremo in grado di accelerare la nostra tabella di marcia per trasformare il futuro della mobilità”

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