Datalytics Digital & Marketing News è la rubrica settimanale che propone le principali notizie in ambito digital, social media e web marketing. Il recap curato dagli editor di Datalytics permette di fare il punto sugli eventi più significativi della settimana. Nella puntata di Digital & Marketing News del 22 Aprile 2020:

  • Facebook traccerà il contagio
  • Google pagherà i media australiani
  • I maxi-processi su Zoom e YouTube
  • Tik Tok e i messaggi privati per adulti
  • La vendetta di Twitter
  • Il coronavirus spinge Netflix

Facebook avvia il tracciamento del contagio

Con un editoriale pubblicato sul Washington Post, il CEO di Facebook Mark Zuckerberg ha annunciato al mondo che il social network in blu scenderà in campo contro il diffondersi della pandemia da COVID-19. Come è possibile leggere, tradotto in italiano, sulla pagina ufficiale Facebook di Zuckerberg:

Recentemente abbiamo iniziato a mostrare alla community di Facebook negli Stati Uniti un sondaggio dei sintomo opt-in gestito da ricercatori sanitari presso la Carnegie Mellon University Il sondaggio ha chiesto alle persone se hanno sintomi come febbre, tosse, respiro corto o perdita di odore associato a Covid-19. Visto che avere sintomi è un precursore per ammalarsi più seriamente, questo sondaggio può aiutare a prevedere quanti casi Gli ospedali vedranno nei giorni che ci attendono e forniranno un indicatore precoce dove sta crescendo l’epidemia e dove la curva viene appiattita con successo. Le risposte al sondaggio vengono inviate ai ricercatori e non sono accessibili a Facebook.

Stando a quanto annunciato, i risultati sono molto promettenti, analizzati dalla Carnegie Mellon (pare) a partire da un cluster di 1 milione di risposte. Ad esempio, in alcune periferie di New York circa il 2% delle persone starebbe vivendo sintomi simili al COVID-19. Facebook starebbe quindi aggregando i risultati dell’ateneo statunitense per produrre il suo primo report con mappe interattive, che dovrebbe essere aggiornato quotidianamente.

Il nome del progetto sarebbe Data For Good, come a voler ripristinare una buona reputazione della stessa Facebook in materia di trattamento e gestione dei dati degli utenti. La mossa di Facebook non è casuale, nel momento esatto in cui i governi di tutto il mondo si stanno interrogando – compresa l’Italia con l’app Immuni – su possibili sistemi di tracciamento dei contagiati per gestire la fase della riapertura. E chiaramente Facebook ha dalla sua la possibilità di contare su miliardi di persone già iscritte e pronte per i suoi sondaggi sanitari.

L’Australia obbligherà Google e Facebook a pagare i media

L’annuncio è del ministro del Tesoro australiano Josh Frydenberg: Facebook e Google saranno costrette a condividere le proprie entrate pubblicitarie con i media nazionali. In sostanza, il governo ha incaricato l’ente nazionale di vigilanza sulla concorrenza (ACCC) di realizzare entro luglio una sorta di codice di condotta che obblighi le piattaforme digitali a compensare gli editori per i contenuti che raccolgono dai vari siti di news.

“Comprendiamo la sfida che dobbiamo affrontare, questa è una grande montagna da scalare – spiega Frydenberg ai giornalisti locali – Queste sono grandi aziende con cui abbiamo a che fare, ma c’è anche molto in gioco, quindi siamo pronti per questa lotta”. Inizialmente, l’Australia ha chiesto a Google e Facebook di adottare un “codice volontario”, ma con risultati scarsi.

E allora le aziende come Alphabet e Facebook saranno semplicemente “obbligate” da questo codice che includerà “la condivisione dei dati, la classificazione e la visualizzazione dei contenuti delle notizie e la condivisione delle entrate generate dalle notizie”.

La decisione ha potenzialmente una portata enorme per i profitti dei giganti online, soprattutto considerando l’esplosione del contagio da coronavirus nel mondo, che sta colpendo duramente il business dei media in Australia. “A causa del Covid-19 i media stanno affrontando una pressione finanziaria che ha portato a una forte flessione delle entrate pubblicitarie in tutto il settore. Le piattaforme digitali devono fare di più per migliorare la trasparenza delle loro operazioni nei confronti dei media, poiché hanno un impatto significativo sulla capacità dei media di costruire e mantenere un pubblico e di ottenere risorse dai contenuti che producono”.

UK, il maxi-processo virtuale su Zoom e YouTube

Un contenzioso da 530 milioni di dollari che non ha nulla a che fare con il digitale, ma che rappresenta il punto di partenza di questa news: due creditori moldavi, Anatolie Stati e il figlio Gabriel, schierati contro la Repubblica del Kazakhstan e la Banca nazionale del Kazakhstan. Alla Royal Courts of Justice, il Lord Chief Ian Burnett aveva sospeso tutti quei processi che prevedono una giuria, ovviamente a causa della pandemia COVID-19. Allo stesso tempo, per evitare di rallentare il processo della giustizia ed accumulare ritardi intollerabili, lo stesso Burnett aveva consigliato l’utilizzo della tecnologia per questo tipo di processi, compreso quello che vede coinvolto Anatolie Stati.

La giustizia inglese ha dunque deciso di adottare Zoom per la sua facilità d’uso nel trasmettere video in diretta, dal momento in cui il processo doveva essere aperto al pubblico. Per permettere a tutti di seguire la vicenda in aula, è stata coinvolta anche la piattaforma di video sharing YouTube. Ogni giorno, una trascrizione dei procedimenti è stata pubblicata online, con decine di esperti e testimoni collegati live da diverse parti del mondo per sette giorni consecutivi.

La decisione non solo ha permesso di proseguire con il processo – si attende ora il verdetto – ma ha mostrato all’intero ecosistema giudiziario come la tecnologia possa evitare sospensioni ed ulteriori lungaggini nel percorso della giustizia. Nessun problema tecnico è stato riscontrato durante la diretta, e le udienze virtuali potrebbero ora rappresentare davvero il futuro, anche oltre il coronavirus.

Tik Tok, i messaggi privati solo per gli utenti over-16

Tik Tok cambia le sue policy sull’utilizzo dei messaggi diretti tra gli utenti iscritti: potranno inviarli o riceverli solo i maggiori di 16 anni. Una novità non di poco conto visto l’utilizzo massivo della piattaforma social da parte delle ultime generazioni: stando agli ultimi dati pubblicati, quasi 4 utenti su 10 sono in una fascia d’età tra i 13 e i 15 anni.

“I messaggi diretti sono uno strumento fantastico, che permette alle persone di fare nuove amicizie e nuove conoscenze in qualunque luogo al mondo, ci rendiamo conto tuttavia che questa potenzialità positiva può prestarsi ad abusi – ha spiegato alla stampa Cormac Keenan, Head of Trust and Safety di Tik Tok, EMEA – Ecco perché l’annuncio di oggi rappresenta un ulteriore passo avanti nel nostro impegno a mettere in atto protezioni proattive sempre più solide, che proteggano i membri più giovani della nostra community”.

Ad inizio anno ByteDance, azienda proprietaria di Tik Tok, era stata multata per 5.7 milioni di dollari per aver violato la privacy dei minori. In aggiunta, il suo sistema di messaggi è stato spesso adoperato da malintenzionati che miravano a sfruttare la vulnerabilità giovanile. Tra molestie sessuali, bullismo e propaganda terroristica, il social network fa così la sua mossa per prevenire ulteriori inasprimenti della privacy, decidendo di “autonormarsi” bloccando i messaggi diretti agli under-16.

Twitter, la rinvincita: è il più attivo tra i social

Ad annunciarlo è la società internazionale di ricerche DMR Group, che afferma di aver monitorato un panel di oltre 25mila account social considerati rilevanti in diversi settori, dalla moda al lusso, cosmetica e lifestyle. Nel periodo compreso tra il 2 e il 29 marzo, per misurare l’impatto del coronavirus sui principali social network.

Il campione preso in esame ha pubblicato in circa un mese oltre 1,4 milioni di post, per un engagement pari a 8,2 miliardi e una reach di 143,5 miliardi. Twitter si è così piazzato al primo posto a livello di post condivisi dagli account, con un totale di 608.400, per una crescita dei contenuti del 2,6%, oltre a un aumento dell’engagement del 5,7 per cento.

Gli esperti di DMR Group hanno inoltre considerato, nello stesso periodo, l’incidenza di 30 keywords e 50 hashtag legati all’emergenza COVID-19 e contenuti nei post pubblicati dagli account analizzati. Questi tag sono stati utilizzati nel 17% dei contenuti.

Netflix, la quarantena porta milioni

Netflix ha pubblicato i propri risultati finanziari relativi al primo trimestre del 2020, il primo ai tempi della pandemia globale e soprattutto del cosiddetto lockdown, la quarantena forzata per miliardi di persone nel mondo. Il gigante dello streaming statunitense ha raccolto +15,8 milioni di nuovi abbonati dal 1 gennaio 2020, circa il doppio rispetto alle previsioni degli analisti (ovviamente prima della pandemia) che si erano fermate a 7,7 nuove iscrizioni alla piattaforma. Considerato l’incremento nell’ultimo trimestre, il totale degli abbonati è ora salito a quota 182,9 milioni dalla fondazione. L’utile netto dell’azienda di Reed Hastings è ora salito a quota 709 milioni di dollari, che dovrebbe salire a 820 milioni entro la fine del secondo trimestre.

Tra i contenuti più visti, oltre alla Casa di carta 4 (proiezione da 65 milioni di dispositivi, secondo la nuova metrica calcolata da Netflix), troviamo Spenser Confidential (85m), la stagione 3 di Ozark (29m) e Tiger King (64m).

Se qualcuno sta già pensando di investire, attenzione al possibile declino nei prossimi trimestri, proprio a causa della fine delle restrizioni imposte dai governi nazionali come l’Italia. Per i prossimi tre mesi, la previsione è di 7,5 di nuovi abbonati, praticamente la metà rispetto a questo trimestre.

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