Digital Economy News è la nuova sezione all’interno della rubrica dedicata alle novità in ambito tecnologia, social media e business digitale. A cura degli editor di Datalytics, Digital Economy News vuole offrire al lettore una panoramica sugli eventi più importanti della settimana, con un focus specifico sulle aziende fortemente digitalizzate. In questa prima puntata di Digital Economy News troviamo:

  • Netflix, altro boom di abbonamenti
  • Microsoft taglia il personale
  • Amazon vara lo smart-working fino al 2021
  • Uber rileva Routematch
  • Apple si salva in Europa

Netflix, 10 milioni di abbonati in tre mesi

La crisi sanitaria ancora in corso non ha affossato i giganti dello streaming, anzi. Netflix ha pubblicato i dati finanziari relativi al secondo trimestre del 2020, concluso con 10,1 milioni di nuovi abbonati, ora in totale quasi 193 milioni. Il trend di crescita ha portato ad un +24,9% in entrate (per 6,15 miliardi di dollari), con un +22,1% di profitti (1,36 miliardi).

In concomitanza con la pubblicazione dei dati sulla trimestrale la società ha annunciato la nomina di Ted Sarandos a co-CEO. Da vent’anni con l’azienda e già impegnato nel ruolo di Content Chief, ha di fatto fin qui diretto la crescita della piattaforma. Affiancherà il numero uno Reed Hastings al vertice dell’organigramma. Fino al 2000, prima di unirsi alla società, è stato direttore di un negozio per il noleggio di DVD in Arizona.

Microsoft taglia 1000 lavoratori

Il gigante di Redmond taglia 1.000 dipendenti dall’organico a livello globale. Almeno secondo le ultime indiscrezioni riportate da Business Insider. Nessun comunicato ufficiale da parte di BigM, ma si vocifera che la decisione avrà un impatto sulla divisione Azure Cloud, che paradossalmente è una delle più prolifiche all’interno dell’azienda. Il taglio seguirebbe quello già adoperato verso numerosi giornalisti impegnati sui servizi News e MSN, già rimpiazzati con delle tecnologie di intelligenza artificiale.

Anche Microsoft non sembra assolutamente aver subito la crisi pandemica da Covid-19, dal momento che ha portato a casa maggiori profitti grazie alle soluzioni per lo smart working e la didattica a distanza, come ad esempio tramite la piattaforma di meeting Teams o la productivity suite 365. Per non parlare della divisione Xbox, dopo che in mesi di lockdown è cresciuta la domanda di intrattenimento videoludico casalingo.

Amazon: smart-working fino al 2021

Il colosso di Jeff Bezos ha annunciato che tutti i dipendenti – o meglio, quelli che se lo possono permettere in base al tipo di mansioni svolte – potranno restare a casa lavorando fino almeno al prossimo 8 gennaio 2021. A confermare la decisione è un portavoce di Amazon al sito CNBC, dopo che l’azienda di Seattle aveva già annunciato un rientro generale prima a maggio e poi a ottobre 2020.

Continuiamo a dare priorità alla salute dei nostri dipendenti seguendo le linee guida dei governi locali. I dipendenti incaricati di un ruolo che può essere svolto da casa potranno continuare a farlo fino all’8 gennaio.

Lo stesso portavoce di Amazon ha poi aggiunto che per coloro che scelgono invece di recarsi fisicamente in uffici o centri logistici sono state disposte risorse e misure precauzionali atte a salvaguardare la loro salute e quella collettiva: dal distanziamento sociale alla sanificazione degli ambienti, dal controllo della temperatura corporea alla fornitura di mascherine e igienizzante per le mani.

Uber acquisisce Routematch

Dopo aver acquisito Postmates per rafforzare la posizione nel settore del food delivery, Uber annuncia una nuova operazione per rilevare Routematch, una società statunitense con sede ad Atlanta e specializzata nella fornitura di soluzioni destinate alle agenzie che si occupano di trasporti. Ancora sconosciuti i dettagli economici dell’acquisizione, ma tutti i quasi 200 dipendenti resteranno a lavorare per Routematch sotto la guida del CEO Pepper Harward.

Routematch offre software as a service (SaaS) a oltre 500 realtà aziendali che operano nell’ambito dei trasporti, per gestire la pianificazione dei percorsi, il monitoraggio dei veicoli, i pagamenti etc.

Apple non verserà quasi 15 miliardi all’Europa

E’ arrivata la sentenza del Tribunale dell’Unione Europea che riconosce la legittimità dell’accordo tra Apple e l’Irlanda in materia di tassazione dei profitti generati dal gigante di Cupertino in Europa. Quello che era stato definito Sweetheart Deal non è dunque illegittimo, perché non ha favorito Apple o danneggiato un suo competitor. Tra il 2016 e il 2017 la Commissione Europea aveva chiesto alla Mela morsicata un risarcimento di 14,5 miliardi di dollari per tasse non pagate, perché – secondo l’accusa – Apple aveva stretto un accordo per avere un tetto massimo per le imposte dopo l’apertura di un impianto di produzione vicino Cork.

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