Digital Economy News è la rubrica dedicata alle novità in ambito tecnologia, social media e business digitale. A cura degli editor di Datalytics, Digital Economy News vuole offrire al lettore una panoramica sugli eventi più importanti dell’ultima settimana trascorsa, con un focus specifico sulle aziende fortemente digitalizzate. In questa nuova puntata di Digital Economy News troviamo:

  • Google, guerra all’Australia
  • Twitter e TikTok, alleanza social
  • Trump blocca ByteDance
  • Instagram Reels disponibile in Italia
  • Il mega-attacco informatico contro Twitter

Google contro la legge australiana sulle notizie

Sono diversi mesi che il governo australiano sta provando ad obbligare piattaforme online come Google e Facebook a pagare per le anteprime delle notizie prese da giornali ed editori terzi. Alla fine dello scorso luglio era stata pubblicata infatti una bozza del primo codice di condotta voluto dal ministro del Tesoro Josh Frydenberg per costringere le grandi piattaforme digitali a versare un obolo per compensare gli editori.

Il codice preparato dall’ACCC – ente australiano che si occupa di regolamentare la concorrenza – non è per niente piaciuto a Google, che lo ha criticato in una lettera aperta e che sta cercando di portare dalla sua parte i cittadini australiani. In risposta l’ACCC ha pubblicato a sua volta una dura lettera. Ieri si è schierato contro Google anche l’Australia Institute’s Centre for Responsible Technology, un centro di ricerche indipendente, che ha accusato l’azienda di aver «distrutto un modello di business che ha supportato il giornalismo indipendente per più di 150 anni».

Stando a quanto vorrebbe il governo aussie, “gli editori e le piattaforme digitali devono partecipare in modo individuale o collettivo a una negoziazione di tre mesi, in cui cercare di accordarsi su adeguati pagamenti», e che qualora non venisse trovato un accordo soddisfacente per tutte le parti in causa subentri «un arbitro imparziale che scelga, entro 45 giorni, quale delle due parti ha fatto l’offerta più ragionevole». Allo stato attuale il codice riguarda solo Google e Facebook (che ha reagito in modo meno duro rispetto a Google), ma è possibile che altre piattaforme verranno aggiunte in seguito. La sanzione massima nel caso in cui Google non rispetti il codice potrebbe arrivare a diversi milioni di dollari per ogni infrazione.

Google ha successivamente sostenuto che la nuova legge la obbligherebbe a fornire agli editori informazioni e dati utili a capire meglio cosa serva per far apparire un articolo o un sito più in alto nei risultati di Google (o di Google Notizie). Google ritiene che in questo caso gli editori avrebbero «un ingiusto vantaggio» rispetto a chiunque altro rispetto al posizionamento sul motore di ricerca. La tesi di Google è quindi che per fare accordi di pagamento con editori e giornali online, l’azienda dovrebbe comunicare loro una serie di informazioni su come funzionano gli algoritmi di Google e su cosa fanno gli utenti su Google. Informazioni che l’azienda vuole tenere per sé, a suo dire per poterle meglio controllare e per garantire un servizio equo.

Google ha anche specificato di «credere molto nell’importanza del giornalismo», e ha aggiunto: «Facciamo già accordi con gli editori australiani, e già paghiamo loro milioni di dollari l’anno e facciamo arrivare loro miliardi di click gratuiti ogni anni». Ritiene però che «anziché incoraggiare certi tipi di collaborazione, la legge voglia dare alle grandi aziende editoriali un trattamento privilegiato».

Twitter e TikTok pensano all’accordo?

Le indiscrezioni sono state lanciate dal prestigioso Wall Street Journal: Twitter e TikTok starebbero pensando ad un accordo per garantire al social network asiatico la possibilità di continuare le proprie operazioni in terra statunitense dopo le nuove minacce del Presidente USA Donald Trump. Da settimane si parla in realtà di una possibile acquisizione da parte di Microsoft, mentre gli ultimi rumors del WSJ parlano invece di un accordo (ancora non meglio specificato) con Twitter, che in questo modo rilancerebbe le sue quotazioni acquisendo le operations statunitensi del social più in voga del momento.

Trump: ordine esecutivo contro ByteDance (TikTok)

Il presidente statunitense Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che vieta a qualsiasi persona o azienda USA di avere rapporti commerciali con la società cinese ByteDance, proprietaria del social network TikTok. Nell’ordine esecutivo, Trump sostiene che TikTok, uno dei social network più popolari al mondo, sia una minaccia agli Stati Uniti a causa degli stretti e opachi legami che la società ByteDance ha con il governo cinese e per la grande quantità di dati raccolti dall’app sui suoi utenti americani.

L’ordine esecutivo entrerà in vigore entro 45 giorni, e di fatto obbligherà ByteDance ad accelerare la vendita di TikTok a Microsoft – anche se ora, come abbiamo visto si è inserita anche Twitter, almeno secondo le ultime indiscrezioni – per evitare sanzioni in caso continui a operare negli Stati Uniti. In un altro analogo ordine esecutivo, Trump ha vietato rapporti commerciali e transazioni tramite WeChat, sistema di messaggistica molto popolare in Cina e in diversi paesi asiatici, di proprietà della società Tencent, usato spesso per effettuare microtransazioni. Anche in questo caso l’ordine entrerà in vigore entro 45 giorni.

Instagram Reels arriva in Italia

Dal 5 agosto è arrivata anche in Italia la nuova funzionalità Instagram Reels, con cui si possono realizzare, modificare e condividere brevi video in una sezione dedicata del social network controllato da Facebook. La nuova funzione è disponibile sia per iOS che Android e punta a essere l’alternativa di Instagram all’app TikTok, di cui riprende molte delle caratteristiche.

La funzionalità Reels compare sul profilo Instagram di ogni utente, aprendo la fotocamera dall’app: permetterà non solo di registrare brevi video di 15 secondi, da soli o in sequenza – come già nelle stories – ma anche di modificarli e arricchirli con diversi effetti, come quello della realtà aumentata. I video possono inoltre avere l’audio originale di altri video, essere accelerati o riprodotti al rallentatore, o, ancora, essere allineati perfettamente gli uni con gli altri grazie alla funzione “allinea”.

I video mantengono le impostazioni della privacy che ha scelto l’utente di Instagram: se si ha un profilo pubblico, i video potranno essere condivisi con gli amici, ma anche con un pubblico più vasto, attraverso la funzione “Esplora”: per esempio, se la clip contiene un certo audio o hashtag, potrebbe comparire su delle pagine dedicate e quindi essere vista da un maggior numero di persone, diventando potenzialmente virale. Se invece si ha un profilo privato, gli altri utenti non potranno usare né parti audio né parti video della clip, né condividerla con altre persone che non siano già in contatto con chi la pubblica.

Twitter sotto attacco (informatico)

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio, Twitter ha subìto un enorme attacco informatico che ha permesso agli autori di accedere ai profili di decine persone famose e di pubblicare messaggi al posto loro. Tra questi ci sono gli imprenditori Elon Musk, Jeff Bezos e Bill Gates, il cantante Kanye West e sua moglie Kim Kardashian, l’ex presidente statunitense Barack Obama e il candidato dei democratici alle prossime elezioni Joe Biden, oltre agli account di alcune aziende come Apple e Uber.

Sembra che l’attacco non abbia coinvolto le misure di sicurezza dei singoli account – che avevano tutti la doppia autenticazione necessaria per il login – ma lo sfruttamento di un pannello di controllo per gli impiegati di Twitter. Tutti gli utenti i cui account sono stati violati hanno pubblicato un messaggio simile in cui chiedevano di donare mille dollari in bitcoin al proprio indirizzo e che in cambio avrebbero versato ai donatori 2mila dollari sempre in bitcoin. In alcuni casi nei messaggi veniva specificato che le donazioni sarebbero state utilizzate per sostenere la lotta alla COVID-19. Stando a quel che scrive la stampa statunitense, centinaia di persone sono cadute nella truffa.

A un paio d’ore dalla comparsa dei primi tweet, Twitter non sembrava ancora aver ripreso il controllo della situazione e aveva sospeso alcune funzionalità del social network, impedendo a molti account di cambiare password e a tutti gli account verificati – quelli con la spunta blu, di aziende e personaggi pubblici – di pubblicare del tutto i tweet.

Twitter ha spiegato che, attraverso un attacco coordinato contro alcuni dipendenti della società, gli hacker hanno avuto accesso al sistema interno utilizzato dalla piattaforma; non è chiaro se gli autori dell’attacco abbiano intrapreso altre attività fraudolente. Verso le 2 del mattino italiane Twitter ha detto di aver ripristinato le funzionalità “a molti account”, ma non è chiaro se tutti gli account verificati abbiano avuto di nuovo la possibilità di pubblicare tweet, e sembra che quelli violati siano ancora chiusi.

Per il momento non è chiaro chi sia dietro l’attacco. Secondo BBC, il sito a cui alcuni degli account violati invitavano a inviare denaro (cryptoforhealth.com) era stato registrato con l’indirizzo email mkeyworth5@gmail.com e il nome associato alla persona che aveva creato il sito sarebbe “Anthony Elias”. Il sito di tecnologia The Verge scrive che l’indirizzo blockchain associato agli hacker dal momento dell’attacco in poi avrebbe raccolto più di 100mila dollari.

Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter, ha scritto: «È una giornataccia per noi qui a Twitter. Stiamo tutti malissimo per quanto accaduto. Stiamo cercando di capire di più e condivideremo tutto quello che sapremo quando avremo un quadro più completo».

E’ tutto per questa puntata di Digital Economy News, restate sempre aggiornati sulle ultime notizie in ambito tech e digital iscrivendovi alla nostra newsletter!

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