Digital Economy News è la rubrica dedicata alle novità in ambito tecnologia, social media e business digitale. A cura degli editor di Datalytics, Digital Economy News vuole offrire al lettore una panoramica sugli eventi più importanti dell’ultima settimana trascorsa, con un focus specifico sulle aziende fortemente digitalizzate. In questa nuova puntata di Digital Economy News troviamo:

  • Oracle – TikTok, decide Trump
  • Adobe, la trimestrale dello smart working
  • UE in difesa della Net Neutrality
  • Bill Gates, nuova profezia sul Coronavirus
  • Spagna, tassa su WhatsApp e Telegram?

Accordo Oracle – TikTok, deciderà il Presidente Trump

I primi rumors sono stati confermati da poco: Oracle e TikTok hanno trovato un accordo per trasformare il colosso statunitense in Trusted Technology Provider del social network asiatico, andando ad occuparsi direttamente della gestione dei dati sul cloud e permettendo così a ByteDance di continuare a operare negli Stati Uniti scongiurando il rischio della messa al bando. Ma prima che questo stesso accordo possa definirsi concluso bisognerà attendere la decisione di Donald Trump che ha dichiarato recentemente di essere a conoscenza dei fatti come “molto vicini” alla stretta di mano.

Mentre si attende la decisione dell’Amministrazione USA, gli addetti ai lavori sono ottimisti sul buon esito della trattativa. Diversamente da quanto chiesto dalla Casa Bianca, l’accordo Oracle – TikTok lascerebbe a ByteDance il controllo totale sulla piattaforma, dal momento che la società di Larry Ellison resterebbe un Technology Partner anche se andrebbe a rilevare alcune quote insieme ad un pool di investitori tra qui General Atlantic e Sequoia Capital.

Il gruppo di Pechino ha promesso eventualmente di aprire un quartier generale negli Stati Uniti generando così fino a 20.000 nuovi posti di lavoro. Un accordo di partnership come quello stilato sgombrerebbe inoltre il campo dagli ostacoli legati a una nuova regola appena introdotta dalla Cina che impone l’ottenimento di una specifica autorizzazione prima di cedere a realtà estere una tecnologia definita “sensibile”: gli algoritmi di intelligenza artificiale istruiti e impiegati dalla piattaforma per l’indicizzazione dei contenuti condivisi potrebbero rientrare in questa categoria.

Lo smart working spinge la trimestrale di Adobe

La nuova adozione massiva degli strumenti per lo smart working e la didattica a distanza hanno spinto gli ultimi risultati finanziari di Adobe, che ha chiuso l’ultima trimestrale andando oltre le previsioni degli analisti. L’azienda di San José ha così chiarito di aver generato elevate vendite in un periodo (fino al 28 agosto scorso) in genere più fiacco, ottimizzando al meglio le strategie di marketing messe in piedi.

Nonostante le condizioni macroeconomiche sfidanti, il lavoro da remoto e la didattica a distanza hanno costituito un’opportunità per andare oltre i normali risultati del Q3 estivo. Il nostro successo è stato guidato dall’abilità unica di Adobe di ricavare informazioni approfondite in tempo reale da ogni nostra attività facendo leva su un modello operativo basato sui dati.

In termini prettamente numerici il Q3 FY 2020 si è chiuso con entrate pari a 3,23 miliardi di dollari in crescita del 14% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e un utile di 955 milioni di dollari (contro i 793 del 2019). +18% per i ricavi derivanti dalle sottoscrizioni digitali a testimonianza di quanto l’offerta legata a prodotti come Creative Cloud stia raggiungendo se non addirittura superando i propri obiettivi.

La Corte di Giustizia Europea per la Net Neutrality

Una sentenza pronunciata dalla Corte di Giustizia Europea che mette una sorta di punto esclamativo nella giurisprudenza comunitaria in tema di Net Neutrality. Qualsiasi provider che gestisce il traffico di applicazioni attraverso canali esclusivi sta violando le prescrizioni a tutela della Neutralità della Rete, anche se queste stesse applicazioni sono a vantaggio degli utenti. Nel caso specifico, il provider Telenor aveva impugnato le decisioni dell’Ufficio nazionale dei media e delle comunicazioni dell’Ungheria, secondo cui non è lecito fornire abbonamenti nei quali alcune app sono escluse dal conteggio totale del traffico consumato e, a traffico esaurito, possono restare accessibili mentre altre app vengono limitate. La Corte di Giustizia Europea ha ora rigettato l’appello, dando ragione all’autorità ungherese.

«MyChat» è un pacchetto che consente ai clienti che lo sottoscrivono, in primo luogo, di acquistare un volume di dati di un gigabit e di utilizzarlo senza restrizioni fino al suo esaurimento, accedendo liberamente alle applicazioni e ai servizi disponibili, senza che da tale volume sia detratto l’utilizzo di sei applicazioni specifiche di comunicazione on-line, vale a dire Facebook, Facebook Messenger, Instagram, Twitter, Viber e Whatsapp, soggette a una tariffa denominata «tariffa zero». In secondo luogo, tale pacchetto prevede che, una volta esaurito il suddetto volume di dati, i clienti che lo sottoscrivono possano continuare ad utilizzare senza restrizioni tali sei applicazioni specifiche, mentre alle altre applicazioni e servizi disponibili sono applicate misure di rallentamento del traffico

Bill Gates: il Covid-19 durerà altri due anni

Secondo Bill Gates, la pandemia da Covid-19 finirà tra 2 anni, mentre il prossimo autunno rischia di generare una nuova ondata che andrebbe assolutamente prevenuta. Una nuova profezia che differisce sostanzialmente da quella del ministro Roberto Speranza secondo cui entro soli 6 mesi l’Italia sarà fuori dall’incubo. Sempre secondo Gates, anche solo un vaccino efficace al 60% potrebbe essere di grande aiuto, abbattendo la parabola esponenziale della malattia e riducendone ampiamente la portata. A quel punto si potrà fare una previsione più precisa su quel che succederà: “Il prossimo anno porteremo giù il numero dei morti, e nel 2022 la pandemia finirà“.

Spagna, una tassa su WhatsApp e Telegram?

Una vera e propria tassa sulle app di messaggistica istantanea, proposta dal governo spagnolo per regolamentare tutte quelle aziende che forniscono strumenti telematici dedicati alle chat tra persone. La misura andrebbe così ad interessare piattaforme come WhatsApp, Skype, Telegram, Messenger, iMessage etc, che dovrebbero sborsare 1 euro per per ogni 1000 di entrate, ma solo se con un fatturato locale annuo superiore a 1 milione di euro.

Stando alle dichiarazioni del governo iberico, la misura si è resa necessaria poiché questi strumenti “hanno cambiato il modo in cui fruiamo dei servizi di comunicazione”. Il testo è contenuto nella Ley General de Telecomunicaciones (Legge Generale sulle Telecomunicazioni) attraverso la quale il governo intende ammodernare l’impianto legislativo che regola il settore tenendo conto delle nuove dinamiche. Nel mese di ottobre i cittadini potranno fornire le loro opinioni in merito durante una fase di consultazione pubblica e solo successivamente la proposta verrà sottoposta a votazione.

Non è chiaro in che modo dovrebbero essere calcolati gli introiti, essendo i servizi in questione del tutto gratuiti ad esclusione di alcune funzionalità premium. Da valutare anche eventuali ripercussioni sugli utenti: non è da escludere che per far fronte al versamento dell’imposta le aziende che gestiscono i servizi (Facebook, Microsoft, Apple ecc.) scelgano di introdurre una tariffa o una qualche forma di advertising in modo da monetizzarne l’attività.

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