Digital Economy News è la rubrica dedicata alle novità in ambito tecnologia, social media e business digitale. A cura degli editor di Datalytics, Digital Economy News vuole offrire al lettore una panoramica sugli eventi più importanti dell’ultima settimana trascorsa, con un focus specifico sulle aziende fortemente digitalizzate. In questa nuova puntata di Digital Economy News troviamo:

  • L’Antitrust contro i giganti del cloud
  • Le app di dating bloccate in Pakistan
  • La favolosa trimestrale di Zoom
  • Gli Stati Uniti bloccano i semi su Amazon
  • Crollano i pirati di Sparks Group

Antitrust, raffica di istruttorie contro Google, Apple e Dropbox

In Italia, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avviato un totale di sei istruttorie contro Google, Apple e Dropbox, per presunte violazioni della Direttiva sui diritti dei consumatori e per la presenza di clausole potenzialmente vessatorie nella gestione dei loro servizi cloud, per conservare online i propri file. Stando all’Antitrust del BelPaese, i servizi Drive (di Google) e iCloud (di Apple) mancherebbero di indicazioni chiare e adeguate sull’attività di “raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati forniti dall’utente”, rilevando un “possibile indebito condizionamento nei confronti dei consumatori” che non potrebbero esprimere se consentire o meno l’utilizzo di quelle informazioni. Per Dropbox ci sono presunte violazioni simili, con ulteriori carenze nella comunicazione delle pratiche per recedere dal contratto e per esercitare il diritto di ripensamento.

L’AGCM vuole inoltre verificare alcuni passaggi dei contratti di tutti e tre i servizi che, di fatto, lasciano a Google, Apple e Dropbox “ampia facoltà di sospendere e interrompere il servizio; l’esonero di responsabilità anche in caso di perdita dei documenti conservati sullo spazio cloud dell’utente; la possibilità di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali; la prevalenza della versione in inglese del contratto rispetto a quella in italiano”.

Il Pakistan blocca Tinder e Grinder per “immoralità”

In Pakistan, l’autorità nazionale in materia di telecomunicazioni (PTA) ha ordinato di bloccare l’accesso a cinque app di incontri, tra cui Tinder e Grindr, una delle più utilizzate dalle comunità LGBT. Le altre tre app bloccate sono Tagged, Skout e SayHi. L’autorità nei giorni scorsi aveva inviato ai gestori delle app una richiesta di rimuovere i servizi che permettono di organizzare incontri e di “moderare” i contenuti in streaming, «alla luce degli effetti negativi della diffusione di contenuti immorali e indecenti attraverso di esse». In Pakistan, il secondo paese a maggioranza musulmana al mondo dopo l’Indonesia, le relazioni extraconiugali e l’omosessualità sono infatti illegali.

A causa della mancata risposta dei gestori, la PTA ha deciso di bloccare le app, aggiungendo che potrà prendere in considerazione di rimuovere il blocco a condizione che i gestori assicurino il rispetto delle leggi locali. A giugno l’autorità aveva anche vietato il gioco online PlayerUnknown’s Battle Ground (PUBG), sostenendo che creasse “dipendenza” e che potesse avere un impatto negativo sulla salute psicofisica dei bambini.

Zoom, la trimestrale 2020 dei record

Nel secondo trimestre del 2020 i profitti di Zoom sono più che raddoppiati a causa delle misure di distanziamento fisico per contenere il contagio da coronavirus che hanno favorito l’utilizzo degli strumenti di comunicazione a distanza sia in campo professionale che nella vita privata. I ricavi ammontano a 663,5 milioni di dollari (circa 550 milioni di euro), il 355% in più rispetto allo stesso periodo del 2019 e superando le aspettative degli analisti di 500,5 milioni di dollari (circa 415 milioni di euro). I profitti dell’azienda sono saliti a 186 milioni di dollari (155 milioni di euro), mentre i clienti sono aumentati del 458 per cento, sempre rispetto allo stesso periodo del 2019.

Lunedì 31 agosto le azioni di Zoom hanno raggiunto la loro quotazione massima chiudendo a 325,10 dollari (circa 270 euro), un rialzo dovuto alle stime della società di un aumento di oltre il 30 per cento delle entrate annuali per un totale compreso fra 2,37 e 2,39 miliardi di dollari (attorno a 2 miliardi di euro), contro le entrate precedentemente previste tra 1,78 e 1,80 miliardi di dollari (attorno a un miliardo e mezzo di euro).

USA: bloccati gli acquisti di semi su Amazon

Da una indagine federale, gli Stati Uniti hanno vietato l’acquisto di semenze online quando la provenienza è oltre i confini nazionali. La decisione è stata presa dopo che nei mesi scorsi migliaia di cittadini USA avevano ricevuto a casa piccoli pacchetti di semi, senza alcun motivo o spiegazione plausibile. La provenienza dei misteriosi semi era cinese, dettaglio che ha subito fatto scattare l’allarme e l’invito generalizzato a non piantarli per nessun motivo.

Stando ai dettagli emersi durante le indagini, potrebbe trattarsi di una truffa. I semi non hanno destato alcun sospetto. Il fatto, non preoccupante di per se, ha però destato allarme nello U.S. Department of Agriculture, che ha ragionato sull’assoluta facilità per un cittadino USA di acquistare semi di provenienza estera, magari potenzialmente infestante e nocivo per le colture autoctone. Ecco perché Amazon ha vietato l’acquisto di semi da oltre confine, ovviamente su sollecito dello stesso Dipartimento per l’Agricoltura.

Sparks Group, altro colpo alla pirateria

Le autorità statunitensi hanno reso noto di aver compiuto una grossa operazione contro la pirateria informatica internazionale. Tre persone ritenute a capo del gruppo Sparks, un giro di pirateria con ramificazioni anche fuori dagli Stati Uniti, sono state arrestate. Le leggi di altri 18 paesi coinvolti nell’operazione hanno inoltre permesso di chiudere i server utilizzati dal gruppo in tutto il mondo.

Lo Sparks Group è accusato di violazione delle leggi sul copyright ed è ritenuto responsabile della diffusione illegale di film e altri contenuti fin dal 2011. Si calcola che la loro attività abbia procurato alle case di produzioni cinematografiche perdite per decine di milioni di euro. In pratica il gruppo riusciva a ottenere in modo fraudolento i flussi audio e video destinati alla distribuzione in DVD e Blu-Ray. Era poi in grado di riversare tutto sui canali di pirateria prima ancora della distribuzione stessa.

Secondo le autorità il gruppo è riuscito ad aggirare le protezioni del copyright di praticamente quasi tutti i più importanti film distribuiti negli ultimi dieci anni. Stessa cosa è avvenuta anche per programmi televisivi e altri contenuti protetti dal diritto d’autore.

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