Datalytics Digital News è la rubrica settimanale che propone le principali notizie in ambito digital, social media e web marketing. Il recap curato dagli editor di Datalytics permette di fare il punto sugli eventi più significativi della settimana. Nella puntata di Digital & Marketing News del 13 Maggio 2020:

  • Twitter, lo smart-working è per sempre
  • Immuni, tutte le risposte del governo
  • Eric Schmidt lascia Google
  • Il cane robot contro la pandemia
  • Uber licenzia a causa del COVID-19
  • Tik Tok nel mirino olandese

Twitter: dipendenti a casa per sempre

E’ stata tra le prime aziende negli States a raccomandare ai propri dipendenti di lavorare da casa “laddove possibile”, prima ancora dello scoppio della pandemia negli stati a stelle e strisce. Ora l’azienda guidata da Jack Dorsey compie un altro passo in avanti verso l’innovazione dello smart-working, annunciando che tutta la sua forza lavoro potrà continuare a lavorare da casa anche dopo la fine del COVID-19

Il social network del tecno-fringuello ha così lanciato l’hashtag #LoveWhereverYouWork, sottolineando come spetterà agli stessi dipendenti di Twitter decidere se continuare a lavorare dalla propria cucina o in ufficio. Tre i capisaldi dell’iniziativa, come riassunti sul blog ufficiale dell’azienda californiana:

  1. Aprire gli uffici sarà una nostra decisione, quando e se i nostri dipendenti decideranno di tornare, sarà una scelta loro
  2. Con solo poche eccezioni, gli uffici non saranno riaperti prima del mese di settembre; quando si riaprirà, il processo sarà graduale
  3. Non ci saranno viaggi di lavoro prima di settembre, con solo pochissime eccezioni, e nessun evento in presenza per il resto del 2020.

La mossa è significativa per due motivi in particolare: il primo, Twitter è la prima azienda che prende una posizione davvero innovativa dopo l’esperienza smart-working forzata per milioni di aziende, dimostrando al mondo come sia possibile una nuova, radicale interpretazione del concetto di lavoro in ufficio. Il secondo, il social network si schiera in posizione contraria a certi imprenditori statunitensi – primo fra tutti Elon Musk – che stanno premendo verso una totale riapertura delle aziende USA.

Immuni, il governo spiega tutto?

Il Ministero per l’Innovazione e la Digitalizzazione ha recentemente pubblicato una serie di FAQ per fare luce sulle dinamiche di Immuni, l’app scelta dal governo italiano per il contact tracing contro la diffusione del nuovo coronavirus. Una pubblicazione che non sembra del tutto casuale, vista l’inchiesta del programma Report sulla scelta dell’app di tracciamento. Il Ministero ha dunque fornito una serie di chiarimenti sul percorso di Immuni, anche se rimangono in piedi vari dubbi, tra cui quello principale sulla reale efficacia dell’app per milioni di utenti in Italia.

Dal Ministero sono arrivate due diverse sessioni di risposta, una relativa alle domande di Report e l’altra relativa alle domande provenienti dall’ANORC (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Conservazione digitale). Pubblichiamo con il copia e incolla alcune risposte salienti:

Le risposte a Report

Immuni mostrava “maggiori garanzie di interoperabilità e anonimizzazione dei dati personali. Tale soluzione inoltre risulta essere ad uno stadio di sviluppo più avanzato della soluzione CovidApp“. Quindi la scelta dell’app Immuni è stata coerente rispetto alle conclusioni della task force, che aveva valorizzato gli aspetti di maggiore garanzia di tale soluzione sia sul piano operativo e della tutela della privacy sia sul piano della maturità e dello stadio più avanzato di sviluppo, facendo propendere per tale scelta come più rispondente alle attuali necessità.

A valle del lavoro e delle conclusioni della task force, sono state compiute poi ulteriori verifiche e interlocuzioni condivise con diversi soggetti istituzionali, deputati a valutare, ciascuno per le proprie competenze, gli aspetti e le esigenze del sistema e dell’applicazione di contact tracing nel campo sanitario, della sicurezza nazionale, della protezione dei dati personali, dell’architettura tecnologica e di sviluppo. Ed è stato all’esito di tali interlocuzioni che sono emerse ulteriori esigenze, condivise con tutti i soggetti istituzionali deputati a supportare la scelta da intraprendere, quali quelle legate all’urgenza di procedere e dunque l’inopportunità di uno sviluppo contemporaneo di due soluzioni (immuni e covid-app), la necessità di utilizzare una piattaforma pubblica, ubicata su territorio nazionale e gestita da soggetto pubblico; la necessità di un’approfondita verifica del codice sorgente offerto dallo sviluppatore selezionato; la necessità di definire in modo chiaro la governance del progetto.

Una volta che Bending Spoons ci ha consegnato il suo codice, siamo entrati in una nuova fase di lavoro, nella quale abbiamo riesaminato anche insieme a PagoPA e SoGEI tutta la soluzione, rivedendo ogni singola scelta. In particolare, dopo l’annuncio della soluzione di Apple e Google avvenuto a valle della valutazione della task force, abbiamo ritenuto opportuno valutare tale soluzione perché risolutiva di molti dei problemi tecnici riscontrati su tutte le soluzioni valutate dalla task force. Su tale soluzione è poi ricaduta la nostra scelta, infatti oggi Immuni utilizza il framework di Apple e Google Exposure Notification ovvero un sistema cosiddetto decentralizzato.

Apple e google rilasceranno la versione del sistema operativo con il framework di Exposure Notification intorno al 15 maggio p.v. L’obiettivo è rilasciare l’app intorno alla fine di maggio e al momento stiamo rispettando “la tabella di marcia” che ci siamo dati per essere pronti non appena la versione del sistema operativo sarà rilasciata dalle due società. Il codice sorgente sarà rilasciato su github come tutti i nostri progetti, sarà scaricabile dopo i test come in ogni progetto di questo tipo.

Le risposte all’ANORC

La società Bending Spoons S.p.a. che ha sviluppato la soluzione “Immuni” […] per spirito di solidarietà e, quindi, al solo ed esclusivo scopo di fornire un proprio contributo, volontario e personale, utile per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in atto e contribuire alle azioni di contenimento che il Governo intende porre in essere, ha concesso la licenza d’uso aperta, gratuita, perpetua e irrevocabile del codice sorgente e di tutte le componenti dell’app “Immuni”, nonché si è impegnata, sempre gratuitamente e pro bono, a completare gli sviluppi software necessari per la messa in esercizio del sistema nazionale di contact tracing digitale, per la durata di sei mesi e comunque nel limite di 10.000 ore/uomo. […] Uno dei presupposti essenziali delle valutazioni e considerazioni poste alla base della scelta dell’app è che l’intero sistema integrato di contact tracing sia interamente gestito da uno o più soggetti pubblici e che il suo codice sia aperto e suscettibile di revisione da qualunque soggetto indipendente voglia studiarlo.

Nel rispetto delle raccomandazioni emanate dalla Commissione Europea il 16 aprile 2020 in merito alle app per il tracciamento di prossimità, si utilizza un approccio tecnologico che permette all’app di espletare la sua funzione senza che siano raccolti dati identificativi degli utenti. L’app infatti NON raccoglie i seguenti dati personali relativi all’utente che la scarica: nome e cognome, codice fiscale, indirizzo di residenza, numero telefonico, indirizzo email, dati di localizzazione e movimento e identità dei contatti presenti in rubrica.

Lo scambio è bidirezionale: ogni smartphone invia il proprio codice randomico e riceve i codici randomici degli smartphone nelle vicinanze, salvandoli nella propria memoria interna. Per rendere il sistema più sicuro, il codice randomico cambia frequentemente. Questo significa che, se anche uno smartphone incrociasse un dispositivo che aveva “visto” in precedenza, il codice randomico ricevuto sarebbe nel frattempo cambiato, impedendo a potenziali malintenzionati di manipolare il sistema per tracciare gli spostamenti di un utente, anche con metodi molto sofisticati, per esempio mettendo antenne Bluetooth in giro per la città.

Il Governo ha quindi precisato che per raggiungere la fatidica soglia del 60% delle installazioni verranno messe in atto – con il coordinamento di enti e regioni – delle “campagne di sensibilizzazione”. Basteranno?

Eric Schmidt: addio, Google!

Eric Schmidt non avrà più alcun ruolo, né in Google, né in Alphabet. A darne notizia è la testata specializzata CNet: l’ex-CEO di BigG si sarebbe ritirato nel mese di febbraio 2020, anche se mancano conferme ufficiali dalle parti in causa. Schmidt entrò in Google all’alba dei tempi, quando era ancora una succulenta startup della Silicon Valley: i due founder Page e Brin decisero di affidargli il comando delle operazioni per far diventare l’azienda il top al mondo.

Un altro “scossone” ai vertici di Google (Alphabet), dopo il passo indietro degli stessi founder e la scalata al ruolo di CEO di Sundar Pichai, oltre che la sostituzione dello storico legale David Drummond. E’ comunque da tempo che Eric Schmidt ha puntato un nuovo ruolo professionale: l’ex-CEO di Google avrebbe così un ruolo nel Defense Innovation Board che opera con le forze militari USA al Pentagono.

Singapore, il cane robot Spot per il distanziamento sociale

Uno scenario degno di un episodio della serie distopica Black Mirror: il governo di Singapore ha deciso di affidarsi alla guardia di un cane robot per far rispettare il distanziamento sociale tra i cittadini in piena crisi pandemica. In un filmato apparso su YouTube si può vedere all’opera un’unità robotica Spot, l’automa a quattro zampe messo a punto dall’azienda Boston Dynamics impiegato nell’area verde del Bishan-Ang Mo Kio Park.

L’iniziativa è attualmente in forma sperimentale per due settimane, con l’obiettivo di raccogliere i feedback necessari a valutare se un approccio di questo tipo può tornare concretamente utile o meno. Spot ripete con insistenza un messaggio audio registrato in cui si invitano le persone a restare distanti per evitare il contagio. Sono presenti anche videocamere in grado di inquadrare l’ambiente circostante e stimare il numero di cittadini presenti. Le autorità responsabili dell’iniziativa affermano che nessun dato viene raccolto e che non è integrata alcuna tecnologia di riconoscimento facciale. Il robot è controllato da remoto.

Uber licenzia quasi 4000 lavoratori

Dopo il giro di vite annunciato da Airbnb, un altro colosso della sharing economy è costretto a licenziare parte della sua forza lavoro a causa del coronavirus. Saranno circa 3.700 i dipendenti di Uber colpiti, come confermato direttamente ai vertici dell’azienda leader nel ride sharing. Si tratta del 14% per cento dei dipendenti di Uber, lasciati a casa con un annuncio del CEO Dara Khosrowshahi che, per coerenza, ha poi deciso di rinunciare al suo compenso fino a fine 2020. Una decisione che però non è stata seguita dagli altri vertici dell’organigramma.

Con le persone che si spostano meno, la sfortunata realtà è che non c’è abbastanza lavoro per molti dei nostri dipendenti del supporto clienti. Siccome non sappiamo quanto tempo servirà per la ripresa, ci stiamo organizzando per rendere le spese in linea con la dimensione odierna del nostro business. È stata una decisione difficile, ma è la cosa giusta per proteggere la salute dell’azienda nel lungo termine e per assicurarci di uscire più forti da questa crisi.

L’Olanda indaga su Tik Tok

Tik Tok è finito nel mirino dell’autorità olandese a tutela della privacy, che vuole fare chiarezza sulle modalità di trattamento dei dati che riguardano i più piccoli. Stando ad un breve comunicato fornito alla redazione di Reuters da una portavoce di ByteDance – l’azienda cinese che controlla l’app – ci sarà massima collaborazione con le autorità dei Paesi Bassi.

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