Ogni azienda, specialmente se attiva nel mercato consumer, dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di lanciare un concorso a premi. Che si usi il termine contest, mutuato dalla lingua inglese, o più semplicemente concorso a premi, ricompensare i consumatori per una specifica attività legata al brand è una efficacissima strategia di marketing. Semplicemente perché gli stessi consumatori, attirati dalla possibilità di vincere un premio, saranno diverse volte più propensi ad effettuare un’azione richiesta dal brand, che si tratti di lasciare i propri dati personali o condividere un contenuto personale con un certo storytelling. A fronte di una spesa iniziale – necessaria per coprire i costi sia burocratici che tecnologici – il brand avrà così a disposizione uno strumento potentissimo per inseguire i suoi obiettivi di marketing, dalla Lead Generation all’aumento vendite su uno shop online.

Ora, qualsiasi concorso a premi indetto in Italia sia da aziende che organizzazioni deve sempre essere conforme alla normativa del nostro Paese, nello specifico al D.P.R. 430/2001, ma anche alle ormai famosissime FAQ pubblicate periodicamente dal Ministero dello Sviluppo Economico che vanno a chiarire (ma anche ad abrogare) quei punti dello stesso D.P.R. oramai obsoleti). Ovviamente, quando si parla di contest, bisogna sempre tener presente le direttive europee sulla privacy (GDPR) nello specifico per il trattamento dei dati personali.

Le esclusioni ministeriali dei concorsi a premio

Molte aziende che vogliono organizzare un concorso a premi spesso si ritrovano a porsi la solita domanda:

E’ possibile organizzare un concorso senza passare per lunghe e complesse trafile burocratiche?

Questa domanda è certamente lecita, perché magari il brand ha fretta – ricordiamoci che per i concorsi a premio bisogna muoversi almeno 30 giorni prima della data di inizio – o semplicemente perché ha un budget ridotto e non può sostenere costi legati alla burocrazia o al montepremi finale. Organizzare un concorso senza autorizzazione ministeriale è possibile, ma solo in alcuni casi specifici che sono stati esplicitati proprio dal MISE all’interno dello stesso D.P.R. 430/2001.

Non si considerano concorsi a premio:

a) i concorsi indetti per la produzione di opere letterarie, artistiche o scientifiche, nonché per la presentazione di progetti o studi in ambito commerciale o industriale, nei quali il conferimento del premio all’autore dell’opera prescelta ha carattere di corrispettivo di prestazione d’opera o rappresenta il riconoscimento del merito personale o un titolo d’incoraggiamento nell’interesse della collettività;

b) le manifestazioni nelle quali è prevista l’assegnazione di premi da parte di emittenti radiotelevisive a spettatori presenti esclusivamente nei luoghi ove si svolgono le manifestazioni stesse, sempreché l’iniziativa non sia svolta per promozionare prodotti o servizi di altre imprese. Per le emittenti radiofoniche si considerano presenti alle manifestazioni anche gli ascoltatori che intervengono alle stesse attraverso collegamento radiofonico, ovvero qualsivoglia altro collegamento a distanza;

c) le operazioni a premio con offerta di premi o regali costituiti da sconti sul prezzo dei prodotti e dei servizi dello stesso genere di quelli acquistati o da sconti su un prodotto o servizio di genere diverso rispetto a quello acquistato, a condizione che gli sconti non siano offerti al fine di promozionare quest’ultimo, o da quantità aggiuntive di prodotti dello stesso genere;

d) le manifestazioni nelle quali i premi sono costituiti da oggetti di minimo valore, sempreché la corresponsione di essi non dipenda in alcun modo dalla natura o dall’entità delle vendite alle quali le offerte stesse sono collegate;

e) le manifestazioni nelle quali i premi sono destinati a favore di enti od istituzioni di carattere pubblico o che abbiano finalità eminentemente sociali o benefiche.

Ad esempio, questo contest organizzato dall’organizzazione benefica Omaze per raccogliere fondi contro lo sfruttamento dei bambini mette in palio una experience d’eccezione: cucinare nel celebre camper della serie TV Breaking Bad con gli attori Bryan Cranston ed Aaron Paul

Il concetto specifico del minimo valore

Un’altra domanda frequente tra le aziende che vogliono organizzare un concorso a premi è legata al concetto specifico del minimo valore, ovvero se esiste una soglia massima del valore economico del premio all’interno della quale è possibile evitare l’autorizzazione ministeriale. Prima venivano considerate manifestazioni a premio escluse tutte quelle che avevano un valore economico dei premi stessi inferiore a 25,82 euro cadauno, comprensivo di oneri fiscali. Una soluzione che aveva permesso il proliferare di concorsi che mettevano a disposizione beni come magliette, piccoli elettrodomestici, biglietti per concerti etc.

Successivamente, con una modifica alle sue FAQ, il Ministero dello Sviluppo Economico ha cambiato questa interpretazione di esclusione stabilendo che:

l’esclusione dall’applicazione della ritenuta è riferita ai soli casi di “operazioni a premio” ove il valore complessivo dei premi attributi nel periodo d’imposta dal sostituto d’imposta al medesimo soggetto non supera l’importo di 25,82 euro

si rimanda nuovamente all’interpretazione fornita con circolare 28 marzo 2002, n. 1/AMTC, a firma del Ministro, che aveva rinviato all’esemplificazione contenuta nell’art. 107 del Regolamento sui servizi del lotto approvato con regio decreto legge 25 luglio 1940, n. 1077 nella parte in cui detto valore era assimilato a quello del lapis, della bandierina, del calendario e di oggetti ad essi similari.

E’ così facile dedurre che organizzare un concorso a premi mettendo in palio una bandierina o una matita non è per niente appealing per i consumatori, per questo quando si parla di valore economico dei premi tutto rientra nel concorso che necessita di una autorizzazione ministeriale.

Quindi, cosa devo fare per lanciare un concorso senza autorizzazione ministeriale?

E’ bene innanzitutto sottolineare come solo le aziende regolarmente iscritte al registro delle imprese possano organizzare un concorso a premi, dunque un professionista – poniamo un influencer – dotato di partita IVA non può farlo, o meglio può farlo ma solo se la sua attività rientra nelle esclusioni discusse in questa guida. Spesso capita infatti che youtuber o influencer su Instagram lancino concorsi di tipo “iscriviti al canale e vinci” oppure “follow and win” – è la tradizione made in USA dei cosiddetti Giveaway di cui abbiamo già parlato in questo blog – ma queste attività devono forzatamente essere regolamentate ed autorizzate dal MISE.

Molto spesso questo territorio legato all’esclusione ministeriale è percorso dalle aziende ai limiti della legalità, come ad esempio succede a chi – per esempio – organizza un photo contest e si trincera dietro il principio di esclusione per le opere dell’ingegno.

Se il concorso a premi rientra effettivamente tra i punti di esclusione descritti dal MISE, l’azienda promotrice non dovrà fare assolutamente nulla prima di avviare il suo contest. Due però le accortezze consigliate per chi non deve passare per trafile burocratiche:

  • Redigere comunque un regolamento completo del concorso, soprattutto per una questione di trasparenza verso i consumatori e per evitare polemiche, critiche o danni reputazionali
  • Occhio con le tecnologie che contano i like o i followers perché oggi esistono BOT capaci di generare in pochi secondi migliaia di followers fake

Anche se il tuo concorso rientra nell’esclusione ministeriale, farai meglio almeno a tenere d’occhio regolamento e tecnologia!

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